venerdì 20 marzo 2009

Arkéon, la psicologia e l’arte di friggere le zucchine

Negli anni ’60-’70 vennero pubblicati una gran messe di libri intitolati “Lo zen e l’arte di …” dallo splendido “Lo zen e l’arte della manutenzione delle motociclette” (Pirsig, Adelphi) al suggestivo “Lo zen e l’arte del tiro con l’arco” (Herrigel, Adelphi) ad altri meno aulici (chi li conosce sa a cosa mi riferisco!). La deriva è stata imponente e, complice il feng shui e la crisi del made in italy tradizionale, ci troviamo ormai lo zen in cucina, in camera da letto, persino nel bagno!

Di qui lo spunto del titolo semiserio di questo post, che vorrebbe in realtà parlare della deriva onnivora di una psicologia in crisi e della sua relazione con Arkéon, per l’esperienza che ne ho avuto. Partirò dal fondo, come lo zen.

Quando arrivai al mio primo seminario di Arkéon non sapevo esattamente cosa cercavo, ma ero certo di non volere seguire un percorso psicologico. Non per un pregiudizio nei confronti della psicologia, ma perché quello che cercavo era un’esperienza. Non volevo “esplorare le mie dinamiche interiori e comprenderne i legami con le figure genitoriali di riferimento”. Volevo togliere il bavaglio a quella parte di me che avevo addomesticato negli anni, volevo ascoltare ciò che il mio corpo e la mia anima potevano dirmi su un senso di falsità e di congelamento che sentivo dentro e che non sapevo da che parte approcciare. Non a caso in quegli anni iniziai anche un lavoro sul corpo. Chiedevo, in sostanza, di incontrarmi, di conoscermi, di ascoltarmi. Con le parole che io avevo da dirmi. Non volevo comprendere. Volevo LASCIARE USCIRE. E allora, come diceva il capitano Kirk in Star Trek, “Scott, più forza ai motori!”

Con il senno di poi, l’esperienza avuta era quella che cercavo e non passa giorno senza che la benedica. Non voglio dire che fosse un’esperienza per tutti: neanche il matrimonio lo è. Ma a differenza del matrimonio lì era piuttosto semplice fermasi e andarsene, come ho visto fare in tanti anni ad alcune persone (4-5 in tutto nella mia esperienza).

Se poi ripenso ai miei compagni di percorso, alcuni venivano con un approccio come il mio. Molti altri venivano invece da precedenti esperienze dirette con la psicologia o la psicoterapia, qualcuno deluso, qualcuno contento ma in cerca di un approfondimento o semplicemente di una modalità diversa. Chi veniva ad Arkéon ci veniva perché non cercava la psicologia. E in quello che trovava non vedeva alcunché di psicologico, pur avendone avuto l’esperienza diretta.

Certo, in Arkéon si parlava di vissuto, di famiglia, di proiezioni. Credo di queste cose parlino anche gli psicologi. In effetti ne parlavano con me anche un mio amico frate, i miei genitori e qualche programma TV da poco. Poi si parlava anche di anima, di amore, di appartenenza: fin lì il frate e i genitori mi seguivano, degli psicologi ne restava qualcuno, sulla TV taccio. E poi si parlava di tradizioni, di riti, di benedizione, di fede interiore: qui devo dire il frate non ha retto, gli psicologi me li sono persi ma ho ritrovato la famiglia, più forte di prima.

Detto questo e tornando alla psicologia, credo che il discorso sia stato un po’ ribaltato. Fin dall’inizio l’onere della prova è stato posto su Arkéon, che doveva dimostrare che ciò che faceva non era un lavoro psicologico, senza che peraltro gliene venisse concessa l’opportunità né la sede. In effetti, l’onere della prova dev’essere a mio modo di vedere ribaltato: è la psicologia che deve dimostrare se quello che faceva Arkéon era un lavoro psicologico.

Questo aspetto pone una questione enorme, che non credo certo di poter né imbastire né tantomeno risolvere in questo post: qual è il campo di pertinenza della psicologia?

Per anni psicologi, medici e sociologi si sono combattuti per dividersi il terreno di studio, ma finchè è terreno di studio al resto del mondo gliene può interessare poco. Da alcuni decenni, invece, la diatriba non è più sulla materia di studio ma sulla materia di intervento. Per capirci, sulla nostra carne. Chiunque tocchi il campo del “vissuto personale” invaderebbe il campo della psicologia. Senza farla lunga, mi sembra la storia delle due pulci che litigano per decidere a chi delle due appartiene il culo del cane su cui stanno.
Il grande merito di Freud di aver per primo gettato luce sulla realtà psichica non rende la psicologia “proprietaria” della realtà psichica. Non c’è il brevetto. Tante discipline indagano le emozioni e la psiche: la religione, la poesia, l’arte, così come l’antropologia, la sociologia, per certi aspetti la medicina. E non necessariamente hanno mneo da dire anzi. I padri di questa disciplina fin dall’inizio hanno compreso quanto fosse vasto, in linea di principio illimitato, il nuovo continente: così Jung se ne è andato a nord (l’anima), Reich a sud (il corpo) e Adler a est (la società…da ovest già venivano quindi non c’era nulla da cercare!). Di lì sono nate branche diversissime, dalla bioenergetica, alla programmazione-neuro-linguistica, alla ghestalt, su su fino all’odierno counselling e alle costellazioni familiari, che qualcuno ha associato ad Arkeon in alcune ispirazioni.
In tutto questo non c’è più UN metodo, ma mille scuole, radicalmente diverse, contrastanti. Il fallimento stesso della psicologia, lanciato come ipotesi neanche troppo provocatoria dal massimo rappresentante in vita della scuola junghiana (J.Hillman-M.Ventura, 2006, Cent’anni di psicanalisi e il mondo va sempre peggio) è evidenziato dall’esplosione del fenomeno counselling, che concede al counselor strumenti di azione più efficaci pur senza avere la laurea in psicologia. Come si fa di fronte a tutto ciò a continuare a difendere il simulacro di una competenza esclusiva che non è mai stata tale? Com'è possibile che la psicologia possa trovare fuori di sè le risposte che non sa darsi, ma non permette ai suoi pazienti di andarsele a cercare da soli in quegli stessi luoghi?
Quando parlo della psicologia ovviamente parlo dell’ordine degli psicologi. Ed è chiaro che questi dica di essere importante, anche i notai difendono il privilegio che ci obbliga a pagarli per un passaggio di proprietà auto mentre negli Stati Uniti si fa dal tabacchino. Ma va compreso che l’ordine degli psicologi, come qualunque ordine professionale, è una corporazione legittima che difende interessi legittimi ma di parte. E, nella vicenda di Arkéon, si è visto chiaramente come l’ordine si sia schierato aprioristicamente a fianco di un suo associato a prescindere dal merito (non avevano infatti alcuna informazione) per avere una bella vertina. Hanno cavalcato il caso Arkéon a prescindere dal merito per ribadire pubblicamente i confini del loro territorio.
Portate questi problemi a livello delle relazioni tra famiglie, assitenti sociali, scuole, tribunali dei minori e ospedali, dove il tema psiclogico è sempre presnete e capirete perchè questo NON E' UN PROBLEMA DI ARKEON.
La società sta costruendo deli "sacrari tecnocratici" che scelgono per le persone il loro bene, riducendo progressivamente la libertà degli individui.

4 commenti:

  1. Caro Klee, la battuta delle pulci sul deretano del cane, mi ha quasi fatto morire dalle risate. Credo che ti denuncerò per abuso di professione. Ma ce l'hai la "licenza di uccidere" ? Sei iscritto all'albo degli 007 ?
    La metto anch'io sul ridere, perchè ciò che dici è veramente drammatico.
    Un abbraccio.
    Pietro

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  2. condivido la tua analisi. Voglio solo aggiungere che oltre ai counselor oggi c'è anche un'altra figura professionale emergente:il coach.
    Cosa ne penseranno gli psicologi? Denunciano tutti o solo quelli che danno fastidio come Arkeon per il successo ottenuto? E' quando funziona un metodo che diventa scomodo. Per quello che mi riguarda nessuna mistificazione potrà variare la realtà: arkeon si è sempre occupato delle ferite dell'animo e mai della psiche. L'ordine degli psicologi farebbe bene a guardare al suo interno, ne avrebbe ben donde.

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  3. Nenache io cercavo una forma di terapia o di psicologia. Io cercavo la vita, la mia vita dov'era e dove poteva andare e la vita degli altri. Detto questo a me spaventano davvero questi "sacrari tecnocratici" proprio perchè tolgono la libertà agli individui facendo finta di restituirgliela. Tu dici che non è un problema di Arkeon e non lo è. Ma lo è diventato. Poi chi è intelligente credo comprenda che non è un problema SOLO di Arkeon ma di tutti quelli che - soprattutto collettivamente - cercano un'esperienza di vita.
    Boh, intanto imparerò a friggere le zucchine senza bruciarle sperando di non offendere l'ordine professionale dei cuochi ;-)
    A presto.
    Fioridiarancio

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  4. @ Pietro: un'amica mi ha suggerito sulla sue epserienza un'altra immagine, meno divertente forse ma che coglie molto bene il livello psichico della questione. All'asilo un bambino piangeva arrabbiato perchè un altro bimbo aveva preso ciò che lui "aveva visto" per primo. L'ordine fu: nessuno tocchi nulla di ciò che lui ha visto! Grazie per il tuo commento e per il tuo splendido e coraggioso blog.

    @ Anonimo: personalmente la sensazione (da profanissimo) è che la psicologia si stia dibattendo come un pesce sul bagnasciuga, proprio per la riuncia come tu dici ad occuparsi di ciò di cui c'è bisogno, l'anima umana. Credo sia unica se non irripetibile l'esperienza di uno jung che mentre da medico cercava solidi riscontri scientifici alle sue tesi, dall'altra si lasciava libero di esplorare l'anima umana in tutte le sue forme, dalla religione, al mito, all'esoterismo, convinto che se l'anima parla per simboli qualunque simbolo va ascoltato. Certo, poi è durareggere la comeptizione dei neuropsichiatri ma ognuno è artefice del suo destino.

    @ Fioridarancio: grazie per la correzione della mia imprecisione: assolutamente intendevo che non è un problema SOLO di Arkeon. Mi era scivolata nella tastiera.

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